domenica, 23 settembre 2007
Coffee Please! così come lo conoscete voi, chiude. Definitivamente.

Apre invece Coffee Please! versione 2.0.

Perché ogni cosa bella che si rispetti ha una fine, prima o poi.
Perché questo blog, finestra aperta sui pensieri di due future world-leader, come recita l'header, era cominciato in due e finito in uno e forse così com'è non ha più senso di esistere.
Perché voglio uno spazio che sia mio, solo mio, ma che rimanga in qualche modo legato a questo, che stato un bel modo di cominciare a fare blog.
Perché con splinder è stato bello, ma è oggi è sovrappopolato da blog di teenager che mettono una Kappa ogni due per tre e concludono i post sparando in maiuscolo "TVUKDB" o "3MSC".
Perché io sono cresciuta e scrivere su wordpress mi convince di essere cresciuta bene.
Perché cambiare è bello.
Perché così vi faccio impazzire a cambiare tutti i link nei vostri blogroll...
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martedì, 04 settembre 2007
Ancora pochi giorni e torniamo qui, a bloggare spensieratamente.
Devo solo rendermi conto che l'estate è finita davvero e tutto deve ricominciare, anche la routine delle mie interelazioni virtuali. Non che mi sia mai disconnessa, però sono stata parecchio "invisibile" per riprendere fiato e qualcosa mi dice che è ora di tornare, prima di farmi dimenticare da tutti!!
Al più presto possibile...
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In ---> vitaccia, bloggg

lunedì, 13 agosto 2007
Non sono sparita. Non sono in vacanza e non mi sono trasferita a Tirana (nonostante tentazioni fortissime).
Non che l'Albania non abbia lasciato traccia di sé. Anzi. E' piuttosto difficile rispondere alla domanda "come è andata" condensando tutte le emozioni in un banale "molto bene, grazie".
E il segno dei 1600 chilometri di strade balcaniche c'è, eccome se c'è. Un segno la cui profondità va a sommarsi  ai dieci giorni passati nella terra delle Aquile, con la spericolata guida di Paolo e la toccante testimonianza delle suore di Nene Teresa e dei missionari che salvano la vita a centinaia di giovani intrappolati dalle leggi del kanun.
Ma devo rimettere insieme qualche pezzo, splolverare il taccuino di viaggio che è rimasto in fondo a qualche borsone e sono da voi. Prometto, parola di scout.


(*raki = grappa locale. Ne ho portati a casa due litri...non c'è da lamentarsi!)
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lunedì, 23 luglio 2007
Leggere Pyongyang mi ricorda l'Albania di 15 anni fa. Non perché l'abbia vissuta, ma perché nelle pagine a fumetti di Delisle c'è anche l'Albania di cui ho sentito parlare e di cui ho letto tanto in vista del mio viaggio di questa estate.
E il viaggio è già arrivato. Domani parto.
E sono curiosa, spaventata ed emozionata di scoprire una terra che per 46 anni è rimasta chiusa in se stessa, senza accogliere né esplorare il resto del mondo, grazie ad un sistema politico (e a un leader carismatico, Enver Hoxha) che per anni ha costretto i suoi cittadini ad una sopravvivenza ai limiti dell'assurdo: 750.000 i bunker decorano le coste dell'Albania, a riprova di una sindrome da accerchiamento che ha spinto il vecchio leader a eliminare gli articoli sulla libertà individuale dalla Costituzione del paese.
Sono anche curiosa di capire una società che negli anni '90 ha invaso le nostre coste letteralmente sognando un nuovo mondo come quello dipinto da Crialese nel suo ultimo film.  Migliaia di giovani, donne, vecchi e bambini che si sono affacciati alla finestra dell'Europa, per la prima volta dopo 46 anni.

E da domani sarò io, insieme ai ragazzi di IoVolo, ad affacciarmi sulla terra delle meraviglie.
Affacciarmi e magari scoprire se è vero che, come ripete spesso la mia amica giramondo, parfois on a l'impression qu'on va faire un voyage, mais c'est le voyage qui nous fait.
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In ---> vitaccia, in fuga

venerdì, 20 luglio 2007

No, non vi racconterò del ristorante giapponese dell'altra sera. Non di quanto il posto fosse nell'insieme chic e minimalista, orientaletnico ma cosmopolita e globalizzato quanto un'Ikea di lusso. Non vi racconterò nemmeno della celerità dei camerieri, che ci spiavano dall'altra sala per correre a cambiarci il piatto appena messa in bocca l'ultima porzione di Zensai moriawase. Nemmeno saprete mai, da questo blog, che Tobiko è un posticino delizioso, che possiede un menu degustazione completo, raffinato ma economico per essere considerato tra i migliori giapponesi di Torino e che vanta tra i suoi piatti la ventrasca di tonno, unico tra i ristoranti giapponesi d'Italia (è un pregio?).

Niente di tutto questo. Sono qui invece per rendervi partecipi della mia ignoranza tecnica in fatto di uso di bacchette. Al Tobiko, l'altra sera, a differenza di altri giapponesi a cui sono stata, non ci hanno fornito di banali e occidentali forchette e coltelli. Probabilmente lo scopo ultimo dei proprietari del locale è quello di videoregistrare tramite telecamere nascoste le prodezze dei clienti più imbranati e poi ridere di gusto durante le serate coi parenti venuti a trovarli dal Giappone. Ecco, io pensavo di cavarmela abbastanza bene se messa a confronto col libraio, che utitlizzava l'estremità delle bachette per infilzare con cattiveria i bocconi sul piatto. Ma quando mi hanno portato il secondo, manzo su riso con alghe, accanto alla ciotola mi hanno delicatamente appoggiato una forchettina, probabilmente per salvarmi dall'imbarazzo di mangiare un chicco di riso per volta con le mani davanti a tutti gli altri commensali.

Quindi ho deciso che tutto ciò non dovrà mai più accadere. Per la prossima volta, se ci sarà una prossima volta, mi dimostrerò preparata, come se non avessi mai usato altre posate nella mia vita che bacchette cinesi.
Voi dovrete aiutarmi. Come? Sostenendomi con amorevole pazienza ma soprattutto esercitandovi insieme a me davanti a questo video di tecnica professionale di uso delle bacchette cinesi. Pronti? Via!

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In ---> futilities, stravaganze, vitaccia, reclam

giovedì, 19 luglio 2007

Per oggi bastano le parole di Sara e di Marco.

La mia routine mi trascina, ma oggi mi fermo. Domani magari si ricomincia, sarò di nuovo io, la stessa di sempre, ma mi serve una spinta e oggi, anche oggi, mi manca.

E va bene così...
senza parole... senza parole...
E va bene così, senza parole
E va bene così, senza parole

 

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In --->

sabato, 14 luglio 2007
L'immagine “http://digilander.libero.it/coffeina/testata.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Il Traffic è già iniziato. E' anche quasi finito, perché stasera c'è l'ultimo imperdibile concerto (ce n'è davvero per tutti i gusti) dell'unico Festival gratuito di musica (quantomeno apprezzabile) in Italia.
Quindi, lasciate a casa le infradito e join us in the Pellerina Park tonight!!!
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In ---> miusik

giovedì, 12 luglio 2007
Serata di Gala. Le signorie vostre sono pregate telefonare (è indispensabile!) e indossare abiti eleganti.

Sì, alla fine ci sono andata. Con le mie amichette, caricate sul Pandino, con la co-blogger e con la Ele, stupenda in quel vestito nero che un giorno mi farà provare.
E ci hanno fatto entrare, nonostante la nostra negligenza nella lettura dell'invito (telefonare era indispensabile  o consigliabile?), probabilmente grazie al nostro bel faccino e alle gonne un po' accorciate per la speciale occasione.
Oltre al divertimento iniziale, ovvero studiare una strategia infallibile per superare i serratissimi controlli all'ingresso, non c'è nulla da raccontare, di questa Festa dei Dottori 2007 organizzata dall'Università di Torino. Se non forse:
l'abbigliamento dei presenti, ingriffatissimi ed elegantissimi, tutti tradizionalmente in coppia e con abbinamento  tacco12(lei)+ MiniCooper(lui).
i Laureati 2005/2006, asserragliati in una coda chilometrica per la lettura elettronica della mano.  E la poesia della chiromanzia gitana? Non c'è più religione!
i videofonini in mano per fotografare la nuova 500. La maggior parte dei facoltosi presenti probabilmente l'aveva appena prenotata dal concessionario.
l'incontro con il compagno di corso secchione, che in un anno di specialistica ha dato i suoi bravi 80 (il massimo è 60!) creditini e con novembre finisce l'università, felice come una Pasqua (ma sei pazzo? non hai capito che prima finisci gli studi e prima ti tocca lavorare??)
l'assalto al banco delle bevande, piccolo, troppo piccolo per degli studenti in abito da cerimonia abituati alla ricca mercanzia alcolica dei Murazzi!
i balli di gruppo stile matrimonio cantati dal vivo sul palco, dove un'ora prima il Magnifico Rettore ha dato il benvenuto ai presenti, più o meno 30 persone, dal momento che le altre 1570 erano impegnate a far entrare i loro amici saltando i controlli della Gestapo all'ingresso.

Fine. Le proteste, formali ed informali, contro l'organizzazione perfetta dell'intera serata vanno inviate tutte quante a:
potevaterisparmiareisoldiperqualcheborsadistudioinpiù@mancavailmartini.it
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In ---> polemizzando, stravaganze, vitaccia, revolucion

lunedì, 09 luglio 2007

L'immagine “http://www.magnetamerica.com/store/images/sports/3d-baseball.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.La mia scoperta dell’America. O meglio, del Baseball. Perché se non ve lo racconto oggi, finisce che perdo tutta l'eccitazione del momento.

Già.

Perché dopo aver protestato una settimana intera per la scelta di passare il venerdì sera dentro uno stadio del baseball, a guardare una partita che presumibilmente sarebbe durata ore e ore (è stato così infatti), oggi ci manca poco che iscrivo sorella e cuginetti alla scuola di allenamento più vicina.
Ebbene, quella di venerdì è stata in assoluto la mia prima partita di baseball. Avigliana VS CariParma, che è come dire un Chievo appena arrivato in serie A contro un AC Milan.
Si perdeva 7-1 fino al quinto inning, poi i nostri hanno cominciato far tremare gli avversari con dei fuori campo da moviola e a mezzanotte il nono inning si concludeva in parità. La mia prima partita e mi sono beccata pure i tempi supplementari, che nel simpatico e anglosassone giuoco del baseball si chiamano extra innings. Sì, l’Avigliana ha perso comunque, ma la partita è stata calda e vissuta con passione fino all’ultimo.

Beh, c'è da dire che, nonostante la mia insofferenza iniziale,  nel pomeriggio mi ero preparata a dovere: rileggendo pagine di certi romanzi americani, cercando scene di film importanti sul baseball su Youtube e ovviamente sfogliando vecchi numeri dei Peanuts, quelli strepitosi dove Charlie Brown allena le sue reclute per la prima stagione di baseball e l'unico in grado di scendere in campo con dignità di giocatore sembra essere Linus, che, come ogni brachetto che si rispetti, adora recuperare palline volanti per riportarle al padrone, o meglio, in base.
E un bellissimo post di Luca Sofri, su Wittgenstein, mi ha dato forse lo stimolo più grande per appassionarmi a questo gioco, che persino Walt Whitman definiva "una benedizione per il popolo americano."

Sabato dunque si torna al Delle Api per l’ultima partita della stagione: Avigliana VS Godo. Comprerò cappellino e maglietta ufficiali e da oggi in poi non stupitevi se mi sentirete ripetere frasi come quella di Rogers Horsnby, dei Saint Louis Cardinals: «La gente mi chiede cosa faccio d'inverno, quando il campionato è fermo. Beh, ve lo dico, cosa faccio: guardo fuori dalla finestra e aspetto la primavera.»

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In ---> vitaccia, reclam

giovedì, 05 luglio 2007
Gli incontri con certi personaggi vorresti che capitassero ad uno scrittore. Qualcuno che ne possa rimanere così folgorato da mettere il suo talento a disposizione di una storia che si intrecci attorno allo strano rendez-vous. Invece è capitato a te. Che non sai da parte cominciare a raccontarlo, questo incontro. O meglio, questo personaggio. E' la seconda volta che mi colpisce al cuore e non si tratta di un affascinante principe azzurro.  Lui,  in realtà, è una lei.  Dagli occhi profondi e truccati, con una capigliatura rosso rubino che si intona perfettamente con il colore cosmetico delle labbra, dipinte al dettaglio. E' più alta di me. Potrebbe essere mia madre, preferirei fosse una zia.
La prima volta mi ha accolta cantando in portoghese e sorridendo alla mia timidezza. Poi ho scelto le scarpe, ne ho provate diverse paia e il finale di questa storia ve l'ho già raccontato (e fotografato). Tra un infradito e una paperina, lei fruga nella mia borsa e ci tira fuori un libro. Questo. Adelphi, esclama! La mi casa editrice preferita! E il libro com'è? Pare intrigante, l'ho appena cominciato. Poi raccontami eh, che voglio sapere se ti è piaciuto! Sì, certo, verrò!
Pago il conto ed esco.
Oggi ci torno.
Ci sono i saldi, ne ho adocchiati di interessanti dalla vetrina. Dopo il dentista bisogna pur consolarsi.
Lei mi fa provare qualcosa, poi sparisce nel retro, lasciandomi sola con l'intero repertorio coolway a mia disposizione. Ma mi conosce già, come non so, non toccherei una stringa.
Torna, le dico no, non mi stanno bene. Non soddisfano il tuo gusto, può capitare. Però senti, non è che tu adesso vai a prenderti il gelato? Sì, può darsi, pensavo. Ok, me ne prendi uno? Coppetta gusto uva e albicocca con panna. Se non c'è, metti pistacchio. La mia faccia perplessa la costringe a scrivermi un bigliettino. Nonostante le sue aspettative, rientro con il trofeo alla frutta nella mano destra, lei zompetta e sospira...cosa ti offro? Si guarda intorno, sorridente, poi veloce: due bacetti ok? Sei stata un tesoro! Bonne soirée!

Buona serata a te, o Teresa Batista, sopravvissuta al vaiolo di Bahia e ritrovata in un pomeriggio d'estate a vender scarpe per divertimento, tra una samba e una coppetta di gelato!
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